Ho conosciuto C.B., giovanile, simpatico, divertente, insomma una persona intelligente.
Ho affrontato la nuova conoscenza con una certa leggerezza, senza farmi troppe domande esistenziali. Non mi ero accorta che invece ero sotto esame, non mi sono accorta che ero sottoposta ad una sorta di test attitudinale (tipo quelli dei concorsi americani), ma non mi ero preparata.
A posteriori ho riflettuto e sono rimasta perplessa pensando alle domande che mi erano state rivolte.
Solo quando, dopo la terza volta che ci si trovava per fare quattro chiacchiere, mi ha chiuso il telefono in faccia, con una scusa, mi sono accorta che quello era stato un esame e che non l'avevo passato.
Al momento, si, mi accorgevo che c’era qualcosa che non tornava, ma non avevo voglia di star li a farmi i contorcimenti mentali.
Delle domande, che mi sono state rivolte, tre mi ritornano in mente.
(Forse mi sbaglio, ma è possibile conoscere una persona attraverso questo tipo di approccio?)
Prima domanda: perché non passi con il rosso?
(Il suo sguardo si era fatto improvvisamente serio). Non mi ero mai fatta questa domanda ancestrale, forse pecco di superficialità, ma non sapevo che rispondere e ho sparato qualcosa, però a freddo, razionalizzando, riconosco che mi fermo perché è un comportamento acquisito, poi dentro, si, ci sono tante altre cose, che sicuramente condivido con la maggioranza. E a volte, si, passo con il rosso ma solo se ho fretta e sono sicura…..
Seconda domanda: sei razzista?
Questa domanda me l’ero fatta ma in realtà non sapevo cosa davvero intendesse questa persona e ho indugiato nella risposta perché il suo tono era tipo ora cadi nel tranello.
Ho dato una risposta laconica, secondo me ovvia proprio perché il discorso era molto più ampio.
Nel senso, se credo che ci distinguiamo per caratteri razziali, si, credo alle razze come espressione oltremodo evidente, però se i caratteri razziali ci distinguono in altro modo, tipo l’intelligenza o la religione o altro, allora no. Quando noi ci troviamo a dire: “che razza di stronzo” no, la scienza non ci aiuta a distinguerli dal gruppo.
Terza domanda: cosa hai fatto di buono o quali sono state le tue buone azioni…?
Qui ho indugiato molto più a lungo , direi imbarazzata, e non ho risposto. Mi chiedevo se le cose che mi venivano in mente era il caso di dirle ad uno sconosciuto, cose che magari non avevo neanche raccontato a mia sorella. Più che altro ci sono stati momenti di gioia interiore, quando ho avuto occasione di aiutare qualcuno, ma sono stata io, in cuor mio, a ringraziare per l’occasione che mi era stata data e non mi sono detta: sei stata buona….
In conclusione, il risultato, probabilmente è che sono una cattiva, razzista che passa con il rosso…..
Poi, giusto per esagerare, quel fight or fly (retaggi universitari) nel blog, che in psicopatologia vuol dire affronta il problema o fuggi….. Bhe, legge la frase e dice: infatti, sei aggressiva….
A volte ho problemi di comunicazione ma non perché ho scritto dell’amico C.M. e sulle sue fidanzate, che già lo sapeva come la pensavo e non mi sento in colpa visto che con me è stato un po’ opportunista.. No, non è questo il motivo.
Certo, è servito allo scopo, perché si comunica anche per capirsi e capire le “cose”
È servito perché Zizza mi ha dato una risposta pacata, giusta, proprio quella che volevo sentire, per capire, per avvicinarmi alla contraddizione e accettarla, per osservare l’inopportuno e passarci sopra. Così ho pacificato un’ansia, ho placato una la mia inquietudine.
Ma il problema di comunicazione è un altro.
A volte combatto battaglie che non sono mie o che lo sono solo per il tempo che dura la discussione. Mi perdo dietro pensieri che dopo, una volta uscita dalla stanza non mi appartengono più, io sono altrove.
Cado nell’eccesso, magari per sfatare una paura, per far si che qualcuno mi faccia cambiare idea, che mi convinca del contrario.
Mi è capitato di parlare in modo poco lodevole di persone derelitte ma guarda caso proprio io sto terminando degli studi che mi porteranno ad aiutare esattamente quelle persone, ma chi mi ascolta rimane interdetto, forse si spaventa, si scandalizza. Le cose si possono pensare ma non si possono dire. Bisogna essere “buoni” almeno all’apparenza, come dire, butta un tozzo di pane a quel bambino che piange, basta che stia zitto, poi voltarsi e cercare l’ammirazione negli occhi degli altri per il gesto di grande magnanimità. Si, un’elemosina pelosa, che fa figura ma che serve solo per imbiancare il sepolcro.
Poi il solito discorso: se la donna è determinata...maremma com'è aggressiva; mentre se è l'uomo a essere determinato....maremma com'è assertivo. Puro razzismo di chi crede di essere superiore alla discriminazione.